Lia Briganti - Marina Fabbri

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Testi critici
 

La Scultura di Marina Fabbri
Lia Briganti

Marina Fabbri, è un’artista “artigiana”, che alla fantasia e libertà espressiva, coniuga felicemente capacità tecnica, garbo nella sperimentazione dei materiali, eleganza espressiva. 
La Fabbri, ha messo a frutto, con sensibilità e versatilità, le metodologie e le tecniche apprese all’ Istituto d’ Arte di Forlì e all’ Accademia di Belle Arti di Ravenna. 
Nelle sue opere di scultura e ceramica artistica, Marina Fabbri, sa valorizzare una materia povera come l’ argilla, valorizzandone l’ essenzialità, nella forma, e nella sostanza materica. Ilario Fioravanti, le ha definite“ barbariche “ : “ …. barbariche, perché intese come libertà espressiva ed espressività violenta . ….  “.
Nel modellato, come nelle scelte cromatiche degli smalti, degli ossidi e negli effetti traslucidi ottenuti con la cristallina, Marina rivela una grande forza espressiva e una grazia casuale negli accostamenti imprevisti o appena abbozzati. Scrive Ilario Fioravanti sul fare scultura di Marina Fabbri: …. “ fare scultura non è realizzare un oggetto, un’ opera gradevole, naturalistica, “bellina”; fare scultura non è copiare la realtà ma è ricercare e ricercarsi in una inevitabile ed emotiva lotta con sè stessi; è chiedersi il perché di ciò che circonda l’ uomo. E’ la capacità di esprimere l’ emozione, l’ inquietudine, la gioia, l’infelicità. E’ una ricerca personale continua, e sempre in divenire. Oggi la nostra artista è in questa dimensione, supera l’ attuale ed è già nel domani… La sua scultura raku, è il frutto di un periodo di ricerca di ispirazione tematica e formale. Sul motivo originario della campana, la figura umana si muove variamente, arrampicandosi, abbarbiccandosi, sedendosi, infine spuntando dalla campana stessa.
Come un fiore finalmente sbocciato, l’essere umano diviene esso stesso parte della campana, ne è l’ideale e reale sintesi e fine. La sequenza di sculture raku , di notevole raffinatezza ed essenzialità formale, evoca il compimento di un percorso interiore quanto artistico:  il superamento delle prove e il raggiungimento dell’ equilibrio formale e compositivo. Le figure femminili in terracotta che fanno parte dell’ ultimo periodo creativo dell’ artista , sono modellate con semplicità e grazia. Scrive il Ilario Fioravanti a questo proposito: …. “Dai primi risultati caratterizzati da una gradevole e naturalistica felicità di modellare, è entrata via via nelle forme scultoree con più ricerca e più interiorità, a volte dura, ma sempre legata ad un travaglio emotivo che nasce dal suo essere profondo e dalla sua vitalità sofferta... Queste figure femminili, delicate e riflessive, evocano le giovani donne di Manzù, per la semplicità e la purezza della loro espressività. I lunghi busti, si protendono e si richiudono in un’atteggiamento ieratico, nella ricerca di un io interiore che trascende il presente ed il mondo.
La creta chiara e le ombreggiature ottenute con patinature parziali e l’uso dell’engobbio bianco, enfatizzano l’effetto “puro e perfetto“ della materia vergine, miracolosamente restituita dal fuoco, nella sua bellezza. L’essenzialità formale e la leggibilità della materia, sono uno stilema proprio dell’artista, che forse le deriva dal raku; nei suoi busti di donna, diviene poesia, corpo dell’espressione biblica della creazione.

Lia Briganti
ottobre 2006
Galleria Cesuola di Cesena

 
 
 
 
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